La morte di Nicola, la moglie, “voglio conoscere chi ha ricevuto i suoi organi”

E’ trascorso esattamente un anno, era il 26 febbraio del 2024, dalla morte improvvisa di Nicola Mancuso, 34 anni, nativo di Villadoro ma residente a Calascibetta. Un destino crudele lo ha sottratto, per sempre, all’amore dei due piccoli figli, Andrea ed Anthony, quest’ultimo aveva appena otto mesi, e a quello della moglie Cettina, che dice: “I momenti difficili non mancano ma con la grazia del Signore occorre andare avanti, perché è importante dare un futuro ai miei figli”.

La moglie, “voglio conoscere chi ha avuto gli organi”

Di fronte a tanto dolore, per la famiglia, Nicola Mancuso continua ad essere ricordato per il gesto nobile, ovvero quello di aver donato gli organi, mediante espianto avvenuto all’Ismett di Palermo. Un atto di altruismo che ha permesso di far “rinascere” altre persone. Così, a distanza di un anno, la moglie, Cettina
Lo Gioco, lancia un appello: “Il mio desiderio è quello di conoscere coloro che hanno avuto in dono gli organi di mio marito. Desidero abbracciarli, parlare con loro. So che sarà difficile, ma voglio provarci. Nella mattinata del 27 febbraio dello scorso anno- aggiunge Cettina- è stato effettuato l’espianto degli organi, con il cuore andato al Policlinico di Bari, mentre reni e fegato sono andati all’Ismett di Palermo, infine le cornee alla Fondazione “Banca degli Occhi del Veneto”.

La vicenda di Savio Savarino

C’è chi è riuscito nell’impresa di conoscere il donatore, come lo xibetano Savio Savarino, “ritornato” a vivere dopo aver ricevuto il cuore dal giovanissimo Onofrio Pepe, originario della Puglia, deceduto a seguito di un incidente stradale. Tra la famiglia Pepe, che risiede in provincia di Bari, e quella di Savio è nata una forte amicizia. Un desiderio di superare la naturale riservatezza racchiusa in quella parola
chiamata “privacy”. E quello che oggi vorrebbe anche Cettina Lo Gioco: stringere una sincera amicizia con quelle persone che sono in vita grazie agli organi donati dal marito.

La pagina social

Intanto, nel 2018 è stato pubblicato un nuovo parere da parte del “Comitato Nazionale per la Bioetica”, dedicato al tema della “Conservazione dell’anonimato del donatore e del ricevente nel trapianto di organi”. I biotecisti si dimostrerebbero più aperti rispetto alla possibilità di eliminare l’obbligatorietà dell’anonimato solo nelle fasi successive alla donazione, posto però che entrambi le parti siano d’accordo. Un percorso che ancora sembra richiedere tempo, ma è pur un primo passo. Intanto Cettina ha creato un gruppo su Facebook dal nome “Donatori e trapiantati d’organi 2024 incontriamoci” e in dieci mesi
ha conseguito seicento iscritti. Per Cettina rimane il dolore, ma soprattutto quell’interrogativo: perché morire in età così giovane, senza potere avere la gioia di godersi a lungo i figli?

La scomparsa di Nicola

Un anno fa il giovane Nicola era a casa, con la famiglia, i suoi figli, gli affetti, all’improvviso il malore, la corsa verso l’Ospedale di Caltanissetta dove arriva in condizioni disperate. I medici del Sant’Elia fanno del tutto per strapparlo alla morte, ma ogni tentativo risulterà vano. Emorragia cerebrale, la diagnosi che spegnerà per sempre i sogni di Nicola. Due équipe di dottori, una arrivata da Bari, l’altra dell’Ismett di
Palermo, prelevano gli organi, perché Nicola, quando era in vita, aveva espresso la volontà di donarli. Adesso il desiderio della moglie: conoscere coloro che si sono “ripresi” la vita grazie agli organi del marito.