“Non temere se il tuo cavallo scappa. Se ti appartiene ritornerà. E se non tornerà, è perché non è mai stato tuo”. Non sappiamo chi ha scritto questo pensiero, ma lo prendiamo in prestito per sugellare il ritorno del “Caffè Roma”, la cui riapertura è prevista per il prossimo 1 marzo.
A fronte di numerose saracinesche che chiudono lungo la centrale Via Roma, l’antico e centenario Caffè Roma, che certamente rappresenta una trama del tessuto identitario ennese, rivendica il “diritto di restanza” e lancia il guanto della sfida alla comunità ennese. Già, a quella comunità ferita dalle
mancate promesse, dall’ingratitudine di chi non ha voluto ricambiare, dall’ipocrisia di chi si ostina a nascondersi dietro i fallimenti, dalle risposte non date da una classe politica inadeguata, dai disservizi provocati da una Pubblica Amministrazione autoreferenziale e dal tradimento di quei “pastori” che hanno preferito il “vitello d’oro” alla “terra promessa”.
In tale contesto, in cui si miscelano sentimenti di rabbia e scoraggiamento, la riapertura del “Caffè Roma” non è solo un affare della stimata ed operosa famiglia Di Salvo, evidenziandosi in tale evento gli anticorpi di una comunità la cui longevità sarà determinata dalle scelte che si faranno nel prossimo decennio. Tutto dipenderà dalla capacità che avrà la futura classe dirigente di individuare le giuste terapie per arginare i fenomeni di vulnerabilità, marginalità sociale e migrazione giovanile che caratterizzano un’area interna come la nostra. Solo gli ennesi, e non altri, saranno chiamati a scegliere tra il ritorno alla guida del capoluogo di provincia e il progressivo declassamento istituzionale, economico e sociale.
La perdita della stazione ferroviaria, la chiusura prolungata dello svincolo autostradale, la dimenticata ricostruzione della “Panoramica” per accedere in città e il patetico dibattito sul futuro di Pergusa, sembrano frenare l’ottimismo di chi, come noi, sta scommettendo su una vocazione universitaria. Eppure, la riapertura del “Caffè Roma”, alla quale si accompagnerà presto anche la riapertura dell’Albergo
Sicilia, suggerisce di non mollare, di lavorare per ripristinare il senso comunitario e per formare una cittadinanza consapevole del proprio destino.